Stargate

Emmerich stracult e fantapiramidi

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Con sto caldo africano ci vogliono pellicole rinfrescanti.
Poche balle, poco cervello, azione giusta, un po di romanticismo e naturalmente i dischi volanti.
Dal canto mio ho ripescato un buon Emmerich d’annata.
Perche’ Emmerich, con tutti i suoi limiti, ci piace sempre.
Emmerich e’ la versione vintage di Paul W.S. Anderson con in piu l’happy ending e senza la Milla.
Tolti i primissimi lavori, vedi “Odissea sulla noah’s ark” e “Moon 44”, che sono tranquillamente evitabili, e tolti anche gli ultimi film, dal mitico “Indipendence day” passando per “Godzilla” e i due disaster movie che ricordo troppo bene, ho optato per un buon “Stargate”.
Stargate e’ invecchiato bene, Kurt Russel fa sempre la sua porchissima figura, qui in particolare e’ uguale sputato al “Guile” di “Street fighter”; la storia ha un suo nonsoche’ di credibile, soprattutto se confrontata con i documentari sugli enigmi alieni di mamma Sky, e gli alieni egizi sono ancora godibilissimi.

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Certo il fascino che aveva negli anni novanta e’ un pochino scemato, gli effetti tengono ancora bene, ma il ritmo della narrazione ha un che’ di dilatato, abituati cone siamo ai bang-bang di Robert Rodriguez o ai montaggi psicotici di Michael Bay. Rimane pero’ una visione godibilissima, soprattutto nella prima parte, che a distanza di anni continua ad affascinare.
Poi comunque c’e’ l’alieno-faraone che ad oggi rimane un cattivissimo da manuale, e non parliamo dei guardiani con gli elmi che richiamano gli dei egizi: fantascienza iconoclasta tout-court.
Quindi se state grondando di sudore sul divano aspettando il moijto del fine settimana, perche’ non dargli una chance? Almeno rinfreschiamo il cervello.