Paura

Lo stile, finalmente.

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Manetti Bros alla regia. Peppe Servillo nel ruolo del cattivo. Si parte alla grande, con voce fuori campo che fa tanto Dario Argento (nel senso della tonalita’ e non della modalita’), alberi che si stagliano contro le finestre mossi dal vento, che fa tanto Dario Argento (questa volta si’, nelle modalita’ di ripresa ricorda tanto l’incipit di Suspiria). Poi Peppe, grandissimo protagonista e perfetto nella parte, marchese con Rolls e villa annessa che nasconde segreti indicibili. Li scopriranno un gruppo di ragazzi un po’ borderline, ben rappresentati da un cast giovane e di buone se non ottime speranze. La prima parte e’ naturalmente introduttiva, poi, dal ritorno del marchese alla villa, l’asticella inizia ad alzarsi. C’e’ lo stile classicheggiante dei vecchi film thriller con Gregory Peck, c’e’ la tensione del buon “Misery non deve morire”: Servillo come la Bates nell’inesorabile coming (back) home. Il film e’ girato in economia, gli effetti splatter sono ridotti al minimo, e’ cinema di contenuti, tutto giocato su di una regia sempre nuova e sempre all’altezza e su interpretazioni di livello. La sceneggiatura e’ perfetta, ci sono tutti i cliche’ del cinema horror, le inquadrature sono perfette, i tagli, il montaggio i movimenti di camera riportano all’horror convenzionale che recita se stesso. E per non farsi mancare nulla, plot-twist nel finale. Bello! Bravi! Bis! Questa e’ l’italia che ci piace.