maratona Mad Max (Mad Max saga)

Mad Max / Mad Max 2 / Mad Max, oltre la sfera del tuono

Quanto fa con un litro?

Dopo Mad max sara’ tutto diverso. 1997 fuga da New York, Doomsday, Waterworld, perfino Ken il guerriero, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta sono tutti film che devono la loro esistenza al futuro distopico inventato da George Miller. Lo stesso Mel Gibson muove da qui i primi passi di una lunga e prospera carriera. Un progetto partito con quattrocentomila dollari australiani e diventato uno dei film di maggior successo al botteghino. Un progetto che ha al suo interno talmente tante, buone, e nuove idee che ignorarlo vorrebbe dire ignorare la sci-fi moderna.

Mad Max (Interceptor)

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Film a mio avviso ancor oggi gradevole per certi aspetti, ma comunque invecchiato in fretta. La tecnica registica un po troppo “old school”, i continui primi piani esagerati, i tempi dilatati, lo fanno percepire in piu’ occasioni come un prodotto un po ingenuo, pur tenendo conto del budget ridotto e della conseguente poverta’ di mezzi. La storia e’ tipicamente anni ottanta con i cattivoni ipertrofici e l’eroe-antieroe un po “Iena”, un po “Maverick”. Il film si trascina leggero per i suoi novanta minuti ma stenta a decollare e a fine visione resta un languorino. Sia chiaro, i lati positivi ci sono: rimangono indelebili “Max”, il protagonista, e la sua automobile con motorone a vista sparato sul cofano, la mitica ed allora fantascientifica v8 “interceptor”, due icone del cinema moderno. Mad max, che gia’ alla sua uscita nelle sale incasso’ uno sproposito, diverra’ un culto, ma lo fara’ in maniera “retroattiva”. Sara’ infatti l’indiscutibile fascino dei due successori a dare al primo capitolo lo smalto che mancava.

Mad max 2

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Mad max 2, aka “Interceptor, il guerriero della strada”, per noi italici. Questo secondo capitolo si presenta quasi come un film a se stante, legato al primo “Interceptor” solamente dall’incipit iniziale e naturalmente dal personaggio principale. Si abbandona completamente il concetto del “Max” poliziotto, e la mitica “V8 Interceptor” lascia il posto da protagonista a Mel Gibson. La pellicola e’ uno dei primi esempi di post-apocalittico main stream. Il plot narrativo e’ semplice e distopico al punto giusto: il mondo come lo conosciamo e’ andato a puttane a seguito di una non meglio precisata guerra tra nazioni; rimangono sopravissuti qua e la che lottano per il dominio sulla poca benzina rimasta. Gli scenari e i personaggi sono perfetti; le macchinacce scassate e raffazzonate alla meno peggio, le cittadelle nel deserto, l’autocisterna con le torrette di difesa faranno scuola e diverranno icone di un certo tipo di cinema. Anche Max, nella sua tutaccia di pelle e’ un icona. E’ un film bello, potente, particolare, sicuramente non per tutti, poco, pochissimo dialogo, 10 battute al massimo quelle di Gibson, tanta musica, belle immagini, tanta azione girata “live”. Un opera che, tra i tantissimi meriti, ha anche quello di aver inventato un genere.

Mad max – oltre la sfera del tuono

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Ultimo capitolo della saga, sicuramente il piu’ “holliwoodiano”, il budget sostanzioso si fa sentire, le ambientazioni sono sublimi, alcune immagini veramente eccezzionali, fantascienza distopica al suo massimo. Il film parte in quinta, azione e pathos gia’ nei primi minuti, BarterTown, cittadella post atomica nel deserto e’ resa in maniera eccellente. I maiali nei sotterranei forniscono metano, il metano fornisce elettricita’, l’elettricita’ fornisce a BarterTown la parvenza di una citta’ moderna. Il potere e’ diviso fra 2 personaggi che sono icona del film, Tina Turner, autrice anche della splendida colonna sonora, nella parte di legislatrice pseudo-medioevale (quando il patto e’ rotto decide la ruota), e “Master-blaster”, giano bifronte, la conoscenza e il braccio. Max nel mezzo, ipotetico ago della bilancia.
La parte centrale, piu’ dilatata e “disneyana”, offre un parallelismo con “Il ritorno dello Jedi”, uscito qualche anno prima, i bambini del deserto e Max, come gli Ewoks e D3BO, il messia e la terra promessa.
Finale di nuovo action, corse in macchina, camion su rotaie, tutto rigorsamente post-apocalittico.

We don’t need another hero

Mad max offre la possibilita’ di leggere la trilogia in maniera bilaterale, anche partendo da cio’ che piu’ piace, ce ne sara’ comunque per tutti i gusti. I tre film, pur contigui, sono tre prodotti profondamente diversi tra loro. Dal primo, ruvido, cupo, low-budget, all’ultimo, ricco, avventuroso, foriero di buoni sentimenti. In mezzo il secondo capitolo, sicuramente il migliore della saga. Per tutti gli amanti delle pellicole d’azione, per tutti i gli amanti della fantascienza apocalittica, per tutti gli amanti del buon cinema, Max e’ una tappa obbligata.

maratona Tremors

Tremors / Tremors 2 / Tremors 3 / Tremors 4

Graboid a chi?

Perfection, paesino di quattro case, si scopre popolato da vermoni giganti sotteranei ghiotti di qualsiasi cosa si muova in superficie. I vermoni che gli abitanti di perfection chiamano “Graboid”, saranno soggetti ad una continua evoluzione nel corso dei quattro episodi, da lombriconi nel primo, a polli preistorici nel secondo, a culi volanti nel terzo, per tornare vermoni nel quarto. Compito dei protagonisti umani dei film, anche loro in continua evoluzione, salvare la pelle e uccidere i beghi.

Tremors

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Un B-movie di serie A. Come “Lake placid”, come “Arac-attack”. Un filmaccio che nella sua sceneggiatura senza fronzoli fa divertire ogni volta. Quello che funziona in Tremors e’ la perfetta amalgama del tutto. Effetti artigianali come non se ne vedono piu’, computer grafica completamente assente, una storia semplice, diretta, efficace, i “graboid” che sembrano lo spin-off dei piu’ corpulenti vermoni di “Dune” ed un cast efficacissimo, attori empatici e stupendi nei loro personaggi splendidamente caratterizzati: li guardi per dieci minuti nella loro lucida follia e ti sembra di conoscerli da sempre…la compagnia del bar sotto casa trasportata in una cittadella nel deserto americano. La morra cinese tra Bacon e Ward e’ esilarante, Michael Gross nei panni del guerrafondaio, patito di armi, e’ esilarante, di nuovo Bacon con la camicia di jeans smanicata e il cappello da cowboy… “sai volare testa di cazzo? Sai volare?” Una vera bomba dissetante nelle caldi notti d’estate.

Tremors 2 – aftershock

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Che dire?!? Anche se ho letto in giro diversamente, io la mancanza di Kevin Bacon l’ho sentita! Il presunto/presuntuoso sostituto e’ troppo macchietta, troppo forzatamente comico e non diverte, o almeno, non ha divertito me. I superstiti Gross e Ward fanno quello che possono ma l’alchimia del primo episodio si e’ smorzata. Il film inoltre soffre di mostruosi buchi di sceneggiatura, o meglio, di paradossi non colmati che minano pesantemente la sospensione dell incredulita’; e allora succede che stai li a chiederti perche il “graboid” percepisce le vibrazioni della macchinina radiocomandata e se ne infischia di quelle del furgone da una tonnellata….bah…e ti perdi le scene action..che comunque ci sono, e sono anche ben fatte. Il nuovo mostro, bipede e un po rincoglionito, non ha il fascino del predecessore…pero’ e’ fatto bene, e sopratutto non e’ tutta CGI quella che luccica, ma cara, buona, vecchia animatronics. Tiriamo le somme…il film si lascia guardare, ha i suoi momenti divertenti, ma l’ombra del primo episodio rimane li, a ricordarci che si poteva fare molto, ma molto di meglio.

Tremors 3 – back to perfection

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Il punto piu’ basso della saga. Direct to video come il predecessore, orfano questa volta anche di Ward, rimane solo Michael Gross del cast originale. La storia e’ sempre quella e ormai sa di brodino allungato; non si ride piu’, non ci si diverte piu’ e arrivare a fine visione diventa cosa abbastanza ostica. I “graboid” adesso volano e scoreggiano fiamme, siamo ai limiti della parodia, oltretutto la computer grafica regna sovrana per buona parte del film, ed e’ fatta pure male. Brutto, noioso e vuoto, solo per completisti volenterosi.

Tremors 4

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Si risale un po’ la china e il film risulta tutto sommato godibile. Siamo lontanissimi dai fasti del primo episodio ma la formula del prequel ambientato nel 1800 regge e regala buoni momenti di divertimento. Punti di forza della pellicola sono le ambientazioni, le autocitazioni e il buon Michael Gross, che finalmente sveste i panni del personaggio che abbiamo imparato a conoscere e si reinventa in un ruolo completamente nuovo che dona freschezza ad un plot ormai abusato. Tolto il primo, impareggiabile Tremors, questo quarto capitolo e’ l’unico che si fa notare, pur restando un film di cassetta.

I conti della serva

1+1 fa sempre due. E due al massimo sono i film della saga che meritano la visione. A dirla tutta basta tremors. Unico originale inarrivabile. Il resto del tempo passatelo serenamente a fare altro.

maratona Hellraiser (Hellraiser saga)

hellraiser / hellbound (hellraiser 2) / hellraiser 3

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la storia

Tutto ruota intorno alle scatole di Lemarchand, oggettini cubiformi che se appositamente maneggiati aprono le porte del mondo degli inferi. Ad attendere il possessore della scatolina in oggetto ci sono i “cenobiti” (o supplizianti) ex esseri umani trasformati in guardiani dell’Ade. Fuggire dagli inferi non sembra poi cosi’ complicato, considerata la frequenza con cui in ogni capitolo di “Hellraiser” ci vengono propinate ex-anime dannate. E’ sufficiente decifrare il rebus alla base della scatolina e si aprono le porte.

i cenobiti

Trattandosi di una simil-prigione, l’inferno, dicevamo, ha i suoi carcerieri che sono i “cenobiti” di prima. Nei tre capitoli se ne contano nove, tutti differenti e splendidamente caratterizzati. I “cenobiti” inseguono l’anima fuggiasca con lo scopo di riappropiarsene, non disdegnando qualche malcapitato extra…solitamente chi ha l’ardore di aprire il cubo o un coglione qualsiasi incontrato lungo il percorso. Tra tutti i cenobiti uno in particolare, Pinhead, e’ assunto full-time come testimonial della serie.

hellraiser

Il film si sviluppa su tre capitoli che possono contare sulla paternita’ di Clive Barker. Il primo e’ sicuramente il piu’ riuscito, un po’ per la trama lineare, un po’ per l’assoluta novita’ che ha a suo tempo rappresentato, un po per il giusto mix tra horror e misticismo perverso. L’inferno qui e’ un inferno circoscritto, tutto si svolge tra le mura della casa infestata, il sangue scorre a fiumi, i personaggi sono appena tratteggiati e l’incubo funziona.

hellbound

Il secondo episodio e’ piu’ confuso e soffre di un ritmo incostante che alterna attimi concitati a lunghe ed inutili pause narrative. Ha dalla sua una piu’ approfondita analisi dei personaggi, delle location piu’ efficaci, e, naturalmente, il dottor Channard, figura indimenticabile per chiunque abbia visto il film. La visione infernale si allarga e trascende i confini tra reale e immaginario.

hellraiser III

Il terzo episodio e’ sicuramente il piu’ terreno, un po perche’ come recita il payoff qui l’ inferno e’ sulla terra, un po perche’ scompaiono misticismi e mitologie dei primi due capitoli per fare spazio all’azione a tutto campo. Pinhead viene approfondito a dismisura, diventa piu’ umano e piu’ macchietta, e perde inesorabilmente il fascino perverso e sinistro che lo aveva caratterizzato fino ad ora.

fine corsa

Hellraiser rappresenta un istituzione nel campo dell’horror anni 80/90; e’ disturbante in piu’ di una occasione e nonostante gli effetti speciali datati rimane, nella sua estetica sadomaso, un punto di riferimento. La visione dell’inferno e dei dannati e’ ancora oggi inarrivabile: livida, perversa e malata. I supplizianti, il loro look di pelle, lattice e catene, i mostri, le ambientazioni, tutto e’ avanguardia. I tre film, si dipanano tra alti e bassi fino all’inesorabile finale ma rimangono indiscutibilmente un termine di paragone con cui qualsiasi horror successivo deve confrontarsi.