The divide

cartoline dall’apocalisse

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Ci sono prodotti capaci di toccare nervi scoperti con precisione chirurgica. Ci sono storie che non si raccontano, si vivono, sulla pelle, e nella pancia grazie alla potenza delle immagini. Livido, malato, visionario, claustofobrico, perverso, forte, angosciante, sporco, bugiardo, allucinato, feroce, paranoico. L’apocalisse, il bunker, le radiazioni come non ce le hanno mai raccontate. Nove persone, uno scantinato, e fuori l’olocausto nucleare. Ci raccontano poco e niente sul perche’, sui motivi, sulle conseguenze. Lo viviamo da protagonisti non da spettatori, sigillati anche noi dentro le nostre angosce. Una regia impertinente e lucida, e un montaggio deciso e didascalico che ti portano li’ nel mezzo di un azione che si dipana strisciando tra i corridoi bui di un’unica lunghissima agonia. Una discesa all’inferno senza ritorno, senza speranza, senza indulgenza. Un film che convince dall’inizio alla fine, che rivela i veri mostri. Niente alieni, nessun facciotto di gomma, niente serial-killer piacioni; qui c’e’ il branco, c’e’ la degenerazione, ci sono le dinamiche del potere, c’e’ la soppraffazione, tutto terribilmente reale. “The divide” e’ come l’uomo: imperfetto, volgare, superpredatore. Non aspettatevi la canonica oretta e mezzo spensierata. Se avrete voglia di guardarlo, sappiate che ve lo porterete appresso per un po. Orribilmente sublime.

Attenzione Spoiler:
Se il film non l’avete visto potete tranquillamente fermarvi qui. Con chi l’ha visto vorrei invece condividere un pensiero. Si parla di “discesa all’inferno”..e allora e’intrigante analizzare quali siano le allegorie e i rimandi di “the divide” proprio nei confronti dell’inferno dantesco…a partire dai personaggi che non a caso sono nove come nove sono i cerchi dell’inferno. La discesa verso i gironi e’ ben rappresentata, iniziando dal limbo. Le anime pure nell’inferno di Dante non vivono e non vedono i cerchi infernali. Non e’ un caso quindi che la prima vittima della mattanza sia la ragazzina. La ragazzina non vivra’ la degenerazione dei suoi compagni. Viene rapita subito, e abbandonata in crio-stasi. Con gli occhi ben incerottati…lei e’ un innocente e le pene degli altri non la toccheranno. I cerchi ci sono tutti, c’ e’ la golosita’, che qui e’ comunque anche necessita’, del cibo razionato dal gruppo. C’ e’ l’avarizia di Mickey che proprio al gruppo vuole nascondere le scorte alimentari. C’e’ la violenza che si insinua pian piano in tutti i membri fino alle ovvie degenerazioni. C’e’ la lussuria, ben rappresentata dai giochetti della brava Rosanna Arquette con i suoi comprimari. C’e’ l’ira che pervade ogni singolo fotogramma, c’e’ la perdita della fede da parte di tutti i malcapitati e soprattutto c’e’ il tradimento, della bella protagonista che al grido di “mors tua vita mea” si infila l’unica tuta antiradiazioni ed abbandona i compagni tra le fiamme…e proprio qui le allegorie si sprecano, dal Josh provetto Lucifero che condanna il gruppo incendiandosi e presentandosi come perfetto demonio in una delle sequenze piu’ riuscite del film, fino alla reale discesa negli inferi di Eva, che continua a scavare dentro la latrina e si ritrova, non solo metaforicamente nella merda fino al collo. La risalita verso il mondo che aveva lasciato le dimostrera’ che dall’inferno non si fugge.

maratona Mad Max (Mad Max saga)

Mad Max / Mad Max 2 / Mad Max, oltre la sfera del tuono

Quanto fa con un litro?

Dopo Mad max sara’ tutto diverso. 1997 fuga da New York, Doomsday, Waterworld, perfino Ken il guerriero, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta sono tutti film che devono la loro esistenza al futuro distopico inventato da George Miller. Lo stesso Mel Gibson muove da qui i primi passi di una lunga e prospera carriera. Un progetto partito con quattrocentomila dollari australiani e diventato uno dei film di maggior successo al botteghino. Un progetto che ha al suo interno talmente tante, buone, e nuove idee che ignorarlo vorrebbe dire ignorare la sci-fi moderna.

Mad Max (Interceptor)

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Film a mio avviso ancor oggi gradevole per certi aspetti, ma comunque invecchiato in fretta. La tecnica registica un po troppo “old school”, i continui primi piani esagerati, i tempi dilatati, lo fanno percepire in piu’ occasioni come un prodotto un po ingenuo, pur tenendo conto del budget ridotto e della conseguente poverta’ di mezzi. La storia e’ tipicamente anni ottanta con i cattivoni ipertrofici e l’eroe-antieroe un po “Iena”, un po “Maverick”. Il film si trascina leggero per i suoi novanta minuti ma stenta a decollare e a fine visione resta un languorino. Sia chiaro, i lati positivi ci sono: rimangono indelebili “Max”, il protagonista, e la sua automobile con motorone a vista sparato sul cofano, la mitica ed allora fantascientifica v8 “interceptor”, due icone del cinema moderno. Mad max, che gia’ alla sua uscita nelle sale incasso’ uno sproposito, diverra’ un culto, ma lo fara’ in maniera “retroattiva”. Sara’ infatti l’indiscutibile fascino dei due successori a dare al primo capitolo lo smalto che mancava.

Mad max 2

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Mad max 2, aka “Interceptor, il guerriero della strada”, per noi italici. Questo secondo capitolo si presenta quasi come un film a se stante, legato al primo “Interceptor” solamente dall’incipit iniziale e naturalmente dal personaggio principale. Si abbandona completamente il concetto del “Max” poliziotto, e la mitica “V8 Interceptor” lascia il posto da protagonista a Mel Gibson. La pellicola e’ uno dei primi esempi di post-apocalittico main stream. Il plot narrativo e’ semplice e distopico al punto giusto: il mondo come lo conosciamo e’ andato a puttane a seguito di una non meglio precisata guerra tra nazioni; rimangono sopravissuti qua e la che lottano per il dominio sulla poca benzina rimasta. Gli scenari e i personaggi sono perfetti; le macchinacce scassate e raffazzonate alla meno peggio, le cittadelle nel deserto, l’autocisterna con le torrette di difesa faranno scuola e diverranno icone di un certo tipo di cinema. Anche Max, nella sua tutaccia di pelle e’ un icona. E’ un film bello, potente, particolare, sicuramente non per tutti, poco, pochissimo dialogo, 10 battute al massimo quelle di Gibson, tanta musica, belle immagini, tanta azione girata “live”. Un opera che, tra i tantissimi meriti, ha anche quello di aver inventato un genere.

Mad max – oltre la sfera del tuono

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Ultimo capitolo della saga, sicuramente il piu’ “holliwoodiano”, il budget sostanzioso si fa sentire, le ambientazioni sono sublimi, alcune immagini veramente eccezzionali, fantascienza distopica al suo massimo. Il film parte in quinta, azione e pathos gia’ nei primi minuti, BarterTown, cittadella post atomica nel deserto e’ resa in maniera eccellente. I maiali nei sotterranei forniscono metano, il metano fornisce elettricita’, l’elettricita’ fornisce a BarterTown la parvenza di una citta’ moderna. Il potere e’ diviso fra 2 personaggi che sono icona del film, Tina Turner, autrice anche della splendida colonna sonora, nella parte di legislatrice pseudo-medioevale (quando il patto e’ rotto decide la ruota), e “Master-blaster”, giano bifronte, la conoscenza e il braccio. Max nel mezzo, ipotetico ago della bilancia.
La parte centrale, piu’ dilatata e “disneyana”, offre un parallelismo con “Il ritorno dello Jedi”, uscito qualche anno prima, i bambini del deserto e Max, come gli Ewoks e D3BO, il messia e la terra promessa.
Finale di nuovo action, corse in macchina, camion su rotaie, tutto rigorsamente post-apocalittico.

We don’t need another hero

Mad max offre la possibilita’ di leggere la trilogia in maniera bilaterale, anche partendo da cio’ che piu’ piace, ce ne sara’ comunque per tutti i gusti. I tre film, pur contigui, sono tre prodotti profondamente diversi tra loro. Dal primo, ruvido, cupo, low-budget, all’ultimo, ricco, avventuroso, foriero di buoni sentimenti. In mezzo il secondo capitolo, sicuramente il migliore della saga. Per tutti gli amanti delle pellicole d’azione, per tutti i gli amanti della fantascienza apocalittica, per tutti gli amanti del buon cinema, Max e’ una tappa obbligata.

I 27 giorni del pianeta Sigma (the 27th day)

ultimatum?

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“Ultimatum alla terra” e’ il primo film che viene in mente guardando questo “the 27th day”.Il messaggio e’ molto simile e gli sviluppi anche. La storia ha leggerezze e paradossi di fondo, le astronavi non ci sono ( solo un fotogramma rubato da “La terra contro i dischi volanti”) i mostri di gomma nemmeno; la fantascienza e’ qui solo un pretesto per lanciare un messaggio propagandistico post guerra mondiale, ma tutto sommato l’alchimia regge e il film si lascia guardare. Dvd di sinister film un po sottotono rispetto alla media, video perfetto ma traccia audio italiana di basso livello.

Stake land

vampizombie

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Stake land e’ un bel film. C’e’ un’atmosfera livida, realistica, malinconica che pervade il quadro… A meta’ tra walking dead e the road. Uno zombie movie senza gli zombie… Con i vampiri… Non quelli di twilight per fortuna. Il blu ray e’ ottimo, sia dal punto di vista video che audio. Egregio lavoro anche per packaging e artwork. Consigliato.

The road

..Bah…

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Andro’ controcorrente ma trovo che sia uno dei più brutti film degli ultimi anni. Storia inconcludente senza inizio ne fine, regia incosistente dialoghi praticamente nulli.
Ho trovato una sola scena degna di nota, che non cito per evitare spoiler, ma per quanto mi riguarda è troppo poco per farne un buon film. Mortensen sempre e comunque bravo.

28 giorni dopo

Apocalizombie

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Adoro boyle, adoro tutti i suoi film, questo in particolare insieme a sunshine e millionaire. La trama è la solita già vista storia di zombies e virus. Quello che cambia è la gestione sempre prefetta dei tempi, delle ambientazioni, del thrilling. Epocale la scena all’interno del tunnel con la macchina in panne. Il finale aperto permette ed incoraggia una disucssione sui temi trattati, che non riguardano solo virus ed ecologisti ma piuttosto il concetto macchiavelliano della prevaricazione tra gli uomini, tanto caro anche al buon Kubrik di arancia meccanica.
Per quanto riguarda invece il comparto tecnico del dvd siamo a livelli infimi….spero che il blu ray presenti dei miglioramenti.