Andromeda strain

Bei tempi andati

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Prima di “Virus letale”, prima di “Absolon virus mortale”, molto prima di “Contagion” e di “Carriers”, c’era Lui.
Andromeda strain.
Ed era talmente tosto che, dopo, ci hanno fatto anche un remake direct to video in due puntate.
Allora, il remake lo cestiniamo subito che non c’entra un cazzo e torniamo all’originale.
“Andromeda strain” e’ uno dei migliori esempi di fantascienza anni 70.
E come molti film di fantascienza anni 70 (primi anni settanta, anzi primissimi, che siamo nel settantuno) e’ di una lentezza esasperante.
Con questo, volenti o nolenti bisogna fare i conti.
Il bello però sta proprio li….
La storia scorre piano…piano…piano…e un pochino alla volta diventa avvincente, intricata, emblematica, tesa.
Tensione sottile…e duratura.
Tratto da un romanzo del mai troppo lodato Michael Crichton, ci racconta di un virus alieno, precipitato sulla terra insieme ad un cazzo di satellite, che promette morte e distruzione.
In un laboratorio americano, che dir segreto e’ dire poco, un gruppo di biologi e scenziati inizia a cercare una cura.
Se valga la pena guardarlo dipende dal gusto soggettivo di ognuno.
Dal mio canto lo raccomando a tutti i fan della sci-fi di classe.
Sicuramente, nel 2015, e’ orgogliosamente vintage.
Ci sono cose da museo polivalente del modernariato che a vederle ora ci si intenerisce.
Ci sono corridoi coloratissimi e bagni purificanti sotto luci allo xeno, tutone anticontaminazione con acquari per pesci rossi da indossare sulla testa, e attori lenti, che parlano con quel bel doppiaggio d’epoca che fa tanto Lawrence d’Arabia…..
ma c’e’ anche un altro modo di fare cinema, un sapersi prendere i tempi giusti per creare una bella storia e far salire la tensione…roba che adesso la farebbero solo i registi impegnati, quelli del salotto buono, e che allora invece era la regola.
E abituati come siamo ai montaggi da videoclip degli ultimi anni, andare ad un’altra velocità non puo che farci bene.
Almeno ogni tanto.

Andromeda

Adele e l’enigma del faraone

L’abito non fa il monaco

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Già il titolo originale (Les aventures extraordinaires d’Adele Blanc-sec) non era granchè… ma grazie ai geni del marketing italico siamo riusciti a fare di peggio e lo abbiamo chiamato “Adele e l’enigma del faraone”. Una roba che piu’ schifosa non si puo’. Anche perchè di enigmi ce ne son ben pochi e il “faraone” in questione è in realtà una mummia sfigata resuscitata da uno scienziato con poteri paranormali allo scopo di salvare dal coma la sorella di Adele.
Da questo momento spoiler a go-go….
La sorella in questione è entrata in coma infilandosi uno spillone nella nuca a seguito di una caduta in una partita di tennis(!?). Il risveglio della mummia ha come effettaccio collaterale la schiusa di un uovo di pterodattilo fino ad allora conservato allegramente dentro una teca al museo di Parigi (…bah).
Adele a cavallo dello pterodattilo (!!!!??) rapisce il professore, che nel frattempo è stato condannato a morte (eh ??!!!!??!), per riportare in vita il medico di corte del faraone…..che poi si scopre essere un ingegnere (ma che c!°#++!).
Il suddetto ingegnere è stato prima trafugato dalla sua tomba in Egitto, e poi trasportato a Parigi dalla stessa Adele, fuggita ai suoi aguzzini infilandosi in un sarcofago che userà come zattera per attraversare le acque del Nilo.
Giuro…Non ho bevuto.
A grandi linee questa è la trama del film in questione. Se vi state chiedendo se valga la pena guardarlo la risposta è si. La pellicola è ironica, irriverente e divertente, molto kiddy, ma piace anche ai piu’ grandicelli. Sorvolate sul titolo e pensate a quanto di buono ha fatto Luc Besson. Adesso avete un motivo in piu’ per adorarlo.